Bertolt Brecht 22 Maggio 2008
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“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”.
Stefano Disegni 22 Maggio 2008
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Viaggio a Maastricht, parte 3 - ultima 20 Aprile 2008
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Ovvero il ritorno a casa. Ultimo giorno in Olanda. Giornata piovosa e dei saluti. Nulla di importante da raccontare, non si può trovare sempre una massima. Però l’aeroporto di Bruxelles mi regala un gradito riscontro ad alcune mie considerazioni. All’entrata e dentro l’aeroporto tre megacartelloni pubblicitari. Il primo è della Solvay, molto visibile. Hanno appeso al centro dell’aeroporto una sorta di mini-aliante. La pubblicità racconta delle ricerca per la realizzazione di un aereo a basse emissioni inquinanti. Il principio è quello di mettere dei pannelli solari sulle ali e garantire durante la fase di volo una autonomia pressoché illimitata. Dai dati presentati parrebbe una soluzione praticabile. Proseguo e vedo un altro cartellone, questa volta di Daikin, quella che fa i condizionatori. Vende un sistema gestito da un computer, che permette una maggiore efficienza energetica e una conseguente riduzione dei consumi del proprio appartamento. Lo slogan promette una riduzione del 57% delle emissioni di CO2. Vicino all’imbarco è esposta la Toyota. Questo caso è più celebre perché da noi è salito agli onori delle cronache grazie agli spettacoli di Beppe Grillo. La Toyota ha investito ormai da anni sul motore ibrido e ora, coperta da un vantaggio di posizione, prosegue le sue ricerche per motori sempre meno inquinanti. Infine, per concludere, lungo il corridoio di imbarco la Exxon Mobil dichiara il suo impegno per case ed energie con sempre minor impatto sull’ambiente. In questo caso mi pare proprio solo uno slogan. Ora le considerazioni. Va bene che siamo in Belgio dove c’è grande attenzione all’ambiente ma se queste aziende pagano tutti questi denari per pubblicizzare ricerche legate alla sostenibilità ambientale vorrà dire che sono in grado di ricavarne guadagno. Ne è conferma il caso della Toyota che negli ultimi anni è una delle multinazionali con più alti tassi di assunzione che sta affrontando la competizione internazionale con armi diverse dal mero abbattimento dei costi. Toyota Prius rappresenta non solo un mezzo di trasporto ma una risposta a richieste sempre più pressanti dei consumatori. Allo stesso tempo le compagnie aeree richiederanno sempre con maggiore insistenza velivoli in grado di consumare meno. Ed ecco la soluzione Solvay. Gli amministratori sono infatti ben coscienti di non potersi permettere una drastica riduzione dei passeggeri legata a dei prezzi, aumentati dal costo del carburante, che sempre meno persone potranno permettersi (me too…). Ed ecco che un’economia sana intraprende nuovi sentieri che assumono variabili prima inaspettate, come l’attenzione all’ambiente e l’efficienza energetica. In questo senso la crescita delle imprese che si collocano su questi sentieri smentisce in buona sostanza il mito della decrescita felice. Può esistere al contrario una crescita felice? Può esistere, magari attraverso nuovi o migliori metri di valutazione, una crescita in termini numerici legata ad uno sviluppo sostenibile –scusate la parola ormai inflazionata-. Può, in altri termini, prevedersi che il costo –alto- dell’investimento iniziale per la riduzione del conto energetico venga ammortizzato da profitti nel medio termine aiutati da un petrolio sempre più caro? Io credo proprio di sì e lo sto studiando. Questo smentirebbe una certa interpretazione, seppur proposta in buona fede, del principio della decrescita che vuole come romantico corollario l’aumento dell’autoproduzione faimiliare, come il caso dei detersivi o degli yogurt. In realtà la decrescita cosiddetta felice porterebbe ad un taglio delle spese sociali che lo Stato non sarebbe più in grado di mantenere. Si arriverebbe infine al paradosso della autoproduzione sanitaria, ad esempio. Ed allora? Allora è necessaria piuttosto l’alta specializzazione, come il buon vecchio Adamo Smith non smette di insegnare. Un buon ingegnere energetico è meglio che passi il proprio tempo su progetti di ricerca, contribuendo con i propri saperi, alla riduzione delle emissioni e alla crescita del nostro prodotto interno. E indirettamente sul miglioramento dei servizi sociali. Allora può esistere la crescita felice? Mah, speriamo nella Toyota e che un Mr. Toyota nasca anche in Italia. Dall’impresa di rendita all’impresa di innovazione…non male come slogan per l’Italia.
Ipse dixit, ovvero buon 25 aprile! 20 Aprile 2008
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La storia attenzionata. Articolo di Sergio Luzzato – Corsera 20 aprile
In un’intervista ampiamente ripresa dai media, il Senatore Marcello Dell’ Utri ha dichiarato, alla vigilia delle elezioni politiche di domenica scorsa, che la nuova maggioranza provvederà a una scrupolosa revisione dei libri di storia, soprattutto riguardo alla Resistenza. “Posso assicurare che questo sarà un tema grandemente attenzionato” ha detto (litteraliter) l’intellettuale Dell’Utri. Ma il meglio è venuto subito dopo, e i media non ne hanno riferito abbastanza o per nulla. Il raffinato bibliofilo ha spiegato di possedere “i famosi diari di Mussolini, che sono autentici, lo posso assicurare”, e ha continuato : “In questi diari ci sono delle cose che non cambiano la storia, ma che devono farla rivedere perché buttano un fascio di luce potente sui discorsi e sui fatti dell’epoca”. Dunque (se abbiamo capito bene, in questa vigilia del 25 aprile): non soltanto la storia della Resistenza verrà riscritta per decreto, ma verrà riscritta sulla base dei diari di Mussolini. Allegria!
Scusaci Anna… 18 Aprile 2008
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Dolce Anna, scusaci perché é fatto così. Davvero, non capisce. Nessun peso ai gesti e alle parole. Siamo al bar, dove l’alcol lascia libero ogni istinto. Che vuoi farci? Nel paese dell’opera offriamo il Bagaglino a quell’uomo potente con cui essere deboli. Sono gli affari, vendiamo aerei e compriamo gas. Scusaci, è fatto così, è un vecchio con dei problemi. Lo so, quel gesto a mimare un fucile alla prima domanda scomoda, ti sembra troppo. Lo so che un’arma è l’ultima immagine della tua vita terrena. Lo so che quell’arma ti ha tolto la voce perché davi fastidio. Lo so che proprio le tue domande scomode erano incompatibili con quel regime. Dolce Anna, devi capire, i morti non parlano e noi non abbiamo memoria. Scusaci dolce Anna, il tuo coraggio pagato con la morte. Il tuo coraggio nel raccontare una Russia che non ti apparteneva, che non ti rappresentava. La Russia della mafia e della dittatura. Un coraggio mantenuto fino all’estremo sacrificio. E’ che qui non ci siamo abituati. Il giornalismo non è il potere di controllo che tu hai esercitato. Da noi il giornalismo è la cassa di amplificazione del potere. E poi lui dice che è ironia. Lo so, la stessa ironia che non accetta da chi gli è contro. Ma lui è il goffo saltimbanco della piola, quello che non porti alla cena di gala. Solo con i pieni poteri. Così, quando siamo in consessi internazionali, quei gesti, quelle parole, gelano il sangue. Ma lui ha il potere e non legge quanto hai scritto. Il potere rispetta il potere, non i morti. Tu sei morta e lui non leggerà il tuo “La Russia di Putin”. Tanto chi lo elegge non lo ha letto. E ride di questo mimo. Scusaci Anna ma non bisogna disturbare il manovratore. Lo Stato è lui. Stop. Io ti chiedo scusa Anna, ma non basta. “La fredda terra avvolge le tue spoglie mortali”. E su quella terra si balla e si ride. Pensavi mica che proprio lui parlasse di libertà di informazione con l’amico Vladimir? Come? Lo credevi? Perché siamo un Paese dell’Unione Europea…che deve dare l’esempio… guarda Anna, lascia stare. Dolce Anna, scusa, l’Italia che non è quel che sembra. Scusaci Anna, le tue idee cammineranno sulle nostre gambe, ce la metteremo tutta anche se oggi sembra così difficile. Riposa in pace.
Lezione sulla Lega 18 Aprile 2008
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Il caro Beppe tiene una lezione sulla Lega, da non perdere ora che sono di nuovo al governo del Paese.
Viaggio a Maastricht - parte 2 18 Aprile 2008
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Un piccolo resoconto di una giornata olandese. Parto da qualcosa di scontato cosí mi tolgo il pensiero e non ne parlo piú. É vero, anche se parli di Economia dell’Ambiente, gli studenti stranieri ti chiedono subito perché abbia vinto Berlusconi, loro continuano a non capirlo, figurati se riesco a spiegarglielo io. Parlano delle sue televisioni, della separazione dei poteri. Io ormai la sento come un’arma spuntata da noi, spiego loro che le Costituzioni vanno sentite, altrimenti esisterá una Costuituzione formale, scritta, e una materiale, realizzata nei fatti. Insisto dicendo che la scommessa é far vivere le istituzioni e le carte costituzionali, non promulgarle. In questo momento suppongo in Italia una discreta difficoltá nell’applicazione. Proseguono, chiudo la discussione riportando al tema. Esco dall’aula e trovo “European Voice”, giornale della zona. In prima pagina la vittoria di Berlusconi e barzellette sull’Italia. Non lo prendo neanche, proseguo. Dovremo abituarci. Soffro tra la voglia di distruggere l’arroganza straniera di vederci inferiori e la coscienza intima di essere un Paese senza cultura politica. Chiudo, vado ad assistere all’intervento di un ragazzo che conosco. Come me, anche lui in ottobre Youth Delegate presso l’Assemblea Generale ONU. Parla di Politiche Giovanili e credo che stiamo perdendo l’obiettivo. Parliamo di giovani come se fossero tutti universitari e membri di associazioni. In europa solo il 20 per cento dei giovani sotto i 25 anni fa parte di un’associazione. Dovremmo affrontare i problemi di chi non ha voce, anche nei nostri Paesi, invece questi ruoli rischiano di essere soddisfazioni solo personali e per molti un titolo di cui fregiarsi. Ripartire dal basso. Punto fisso. Nel processo di selezione per il prossimo anno mi piacerebbe che emergesse qualcuno, anche meno preparato nelle Organizzazioni Itnernazionali, ma pienamente rappresentativo delle difficoltá della gioventú di oggi. E nelle nostre Cittá dobbiamo rispondere anche a chi non ci chiede nulla, questa é la scommessa. Ci penseró al ritorno.
Maastricht mi regala un’altra giornata di sole e mentre passeggio penso a 65 anni fa. Queste vie sembrano quelle del film “Salvate il soldato Ryan”. Le case, le strade, i tetti. Li ricordo nei film accanto alle macerie. Questi ponti mi ricordano gli assedi. Mi ricordano gli scontri tra nazisti e francesi. Bello pensare che solo 65 anni dopo sorga qui un’Universitá alla quale ho avuto l’onore di essere invitato, che permette a studenti di tutta Europa di crescere insieme. Libri al posto di fucili. Maastricht é simbolo dell’Europa, sorge tra confini di Paesi in guerra per secoli. Oggi i ponti sono in ordine e l’Europa una realtá neanche cosí scontata. Mi sento europeo e vorrei valorizzare la mia delega a Grugliasco, proprio sulla cittadinanza europea. Ci proveró con un’associazione universitaria il prossimo 9 maggio. Sará dura, parli da noi di Europa e tutti pensano all’Euro confondendolo con l’inflazione, pensano alle regole delle zucchine, pensano alle quote latte, pensano a quello che Borghezio e Bossi raccontano loro. Promozione della cittadinanza europea, forse significa riportare a casa quest’aria che sa di pace. E contrapporla al pregiudizio e alla chiamata alle armi.
Mentre sono distratto incrocio una studentessa. Mi chiede se sia io il delegato italiano, e me lo chiede in italiano. Rispondo chiedendo a mia volta la sua cittá di origine. Sorpresa, non é italiana ma tedesca, studia italiano e a mio parere l’ha studiato anche molto bene. Chiacchieriamo e mi racconta dell’arte italiana, della cultura, dell’architettura, della varietá del territorio, delle montagne e del mare. Mi rivela un suo sogno, vivere in Italia. Sorrido. Comprendo che lamentandoci spesso non cogliamo le nostre fortune. L’Italia e la sua storia ci sono state affidate, dobbiamo impegnarci tutti per curarle e tramandarle. Guarda se deve essere una che si chiama Astrid a farmi amare il mio Paese.
allegato a Viaggio a Maastricht - parte 2 17 Aprile 2008
Posted by marcodacri in Senza Categoria.1 comment so far
L’Italia in Europa…(?!?)…Borghezio e l’Europa…da vedere fino alla fine….
Viaggio a Maastricht- parte 1 17 Aprile 2008
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Quando il controllore mi sveglia sorride. Mi stupisce sempre la velocità con la quale la nostra mente è in grado di riattivarsi. Credo, a spanne, che sia una sorta di istinto di sopravvivenza. Ancora non ero in grado di ricordare dove fossi e la mia mano stava già nel taschino a cercare il biglietto. Mi ero addormentato leggendo Nova del Sole 24 Ore, vera miniera di idee da importare (copiare?)… Si parlava dell’alta velocità e dell’idea belga di affiancare alle nuove linee venti turbine eoliche in grado di alimentare la rete. E guarda caso sto viaggiando su un treno belga. La giornata delle coincidenze…
Sono figlio di ferroviere e guardare fuori dal finestrino mi dà pace. Mi fa tornare al momento in cui, bambino, viaggiavo con i miei genitori verso le vacanze, libero da ogni pensiero, come solo nel fanciullo di leopardiana memoria si può essere. Non mi è mai passata la voglia di osservare ogni metro di questo strano film in diretta. Visto che il controllore ha deciso che il mio riposo andava interrotto, mi dedico al film di Liegi. Sarà perché siamo esterofili, ma il territorio all’estero mi sembra meno aggredito. Ho avuto la stessa impressione anche viaggiando tra Parigi e Torino, vedo queste ampie campagne, questo verde vasto e costruzioni raramente incombenti. Esistono i quartieri dei grattacieli, dei centri della finanza, ma finiscono in se stessi. Si sceglie un luogo, il resto ne è esente. Adoro le abitazioni curate del centro Europa e mi sembra di non scorgere i palazzoni che ovunque sorgono nelle nostre città. Adoro l’ordine mitteleuropeo, la pulizia condivisa e dovuta all’impegno di tutti, mi sembra rispettoso. Penso invece ai palazzi di piazza 66 martiri a Grugliasco. 4 piani a violentare il centro di un paesino. Come sia possibile è da ricercare in una prassi architettonica anarchica che un po’ ci assomiglia…ce n’è da riempire tesi e tesi di laurea. Mi colpisce che la ferrovia venga accusata di essere violenta nei confronti dell’ambiente. Mi turba. L’esempio delle turbine in Belgio dimostra come il treno sia compatibile con fonti pulite…vorremo mica mettere i pannelli solari per far girare i TIR… E allora difendo il treno e linee veloci che permettano agli italiani di muoversi verso l’Europa in tempi accettabili e senza inquinare ai livelli di un aereo. Si dice che la velocità non è importante…credo che la storia del Sud Italia dimostri il contrario. Nessun investimento, oggi autostrade piene e tempi biblici. Spero che le generazioni che ci sostituiranno potranno spostarsi da Torino a Parigi in tempi accettabili, studiando alla Sorbona, guardando alla capitale francese come una delle città di un continente comune. “Lo sviluppo di una nazione dipende anche dalle sue ferrovie”. Camillo Benso Conte di Cavour. Frasi valide ancora oggi. Non credo che la tutela del paesaggio passi attraverso il blocco della costruzione di nuove linee ferroviarie. Ci scandalizziamo degli interventi statali per la collettività, protestiamo meno per gli orrori individuali senza interesse pubblico che devastano il Belpaese. Anche questo è lo specchio di una nazione di private virtù e pubblici vizi. Ma adesso basta. Ora sono in Belgio e mi godo un fiume azzurro e trasparente da farci il bagno che sta tra un immenso verde e un treno che corre.
The day after 17 Aprile 2008
Posted by marcodacri in Politica.add a comment
Ricomincio a scrivere su questo blog, diario della maturità, dopo una lunga pausa che da Pasqua ad oggi mi ha visto impegnato per una campagna elettorale i cui esiti non sono proprio quelli che avevo sperato. Stranamente lo faccio da un aeroporto, in partenza per Bruxelles. Stranamente perché l’aeroporto è Malpensa, argomento dell’ultimo post, e perché parto per l’estero, quasi a suggellare un pensiero che da lunedì mi batte in testa. Parto da questa cattedrale nel deserto, che qualcuno ha detto facile da raggiungere da Torino. Mah…volo alle ore 10. Check-in alle 8-8.30. Primo autobus da Torino alle 7 con arrivo a Malpensa alle 9. Allora treno delle 5 per Novara, autobus Novara Malpensa alle 630. Arrivo alle 730. Pronto al check-in. Peccato che Alitalia annuncia un’ora e un quarto di ritardo. Oltre alle mie tasse regalo ad Alitalia anche le ore del mio sonno. Decido che debbo guardare al lato positivo delle cose. Apro il portatile, cerco una rete per sbrigare il lavoro di ufficio arretrato. Niente Internet, se non a pagamento per 24 ore. Ne userei 2. Per principio rifiuto (e mi appunto la necessità di sperimentare a Grugliasco luoghi di navigazione Internet gratuita). Giro allora per i negozi di questo non luogo che vive in un silenzio irreale e che celebra il proprio commiato economico con rispettoso raccoglimento. Negozi vuoti e imbarchi spenti. Rari passeggeri e rarissimi annunci. Io e i miei compagni di attesa ci guardiamo intorno spaesati. Ricordo quando mi trovai con Diana a San Pietro alle 19 di una giornata invernale. Spogliata degli aspetti spirituali la sensazione è la stessa. Penso alle cattedrali nel deserto. Penso allo Stadio delle Alpi. Penso alla stazione di Roma Ostiense. Penso al mio collega in Comune, Sardano, che fa della Malpensa una battaglia per il Nord. Penso a chi costruisce per costruire. E comprendo chi non condivido, comprendo chi vede nella TAV uno spreco. Come non pensarlo dopo una tale sfilza esemplare di imprese fallimentari? La mia mente torna alla Politica. Dolce e amaro. Non nego la soddisfazione di vedere una certa coscienza crescere. Vedo Italia dei Valori con i suoi principi sempre più condivisi. Vedo ragazzi e ragazze per l’antimafia, la concorrenza, il merito, la trasparenza. Leggo messaggi e telefonate di amici e amiche, conoscenti ed ex-colleghi, compagni di classe e parenti. Mi scrivono di aver votato IDV per la mia presenza nella lista elettorale, nonostante la legge elettorale. Mi commuovono le loro parole e vorrei che tutti loro, persone per bene, prendessero in mano questa Italia e la rivoltassero da capo a fondo. Sento la responsabilità della loro fiducia. Non mi porterà a Roma ma mi dà la convinzione di essere su un sentiero faticoso ma corretto. A Grugliasco, dove sono Consigliere, IDV fa il 7,5 per cento, un record mai raggiunto. Sento che un po’ è merito del lavoro mio e di quel manipolo di idealisti che vuole cambiare la Politica dal basso, Franck, Gabri, Vale, Pino1, Pino2, Marinella. E dei miei genitori che vogliono così bene a me e a Tonino Di Pietro da considerarsi ormai una squadra unica con lui. Credo siano in pochi a leggere questo blog ma voglio ringraziare tutti per la fiducia, non avete idea che spinta che ci avete dato, grazie!!!
Dall’altra l’amaro. L’amaro più grande. La vittoria di Berlusconi, vittoria che rispetto ma che penso ritardi un cambiamento che non possiamo più attendere. Ne sono quasi certo. A meno che il neo Presidente, nella sua anzianità, venga colto da quell’istinto riformista che gli è mancato negli anni scorsi. A meno che non voglia rompere un sistema di monopoli e rendite di cui è stato finora garante. A meno che deciderà che l’Italia deve essere parte di un’Europa che innova e cresce. A meno che non capirà che il ricambio generazionale non è più rinviabile. A meno che la smetta con gli incentivi per i decoder Mediaset e si decida a premiare imprese giovani che reggono la competizione internazionale. A meno che non decida di lasciare al mercato le decisioni su Alitalia e su questo incredibile aeroporto. A meno che non decida che i costi della politica si abbattono snellendo lo Stato. Vedremo se da conservatore diverrà liberale. Chissà. Al momento resta il monito di Montanelli e Sylos-Labini. Avevamo bisogno degli anticorpi. Forse non bastano. E’ arrivata una recidiva coltivata ben bene con indulti e colpi di Mastella. Vedremo alla prova dei fatti.
Mentre penso al governo di fronte a me si sono seduti due ragazzi. Mi piace pensare che a loro le elezioni non interessino, mi piace pensare che con coraggio affrontino le sfide del lavoro e di una famiglia di cui sono responsabili. Penso a Diana e alle ore che ci siamo negati. Voglia di strappare il biglietto del ritorno. Di partire a cercar fortuna, novello emigrante. Finisco i miei pensieri in libertà. Tornerò domenica. Proverò a fare del mio meglio. Il resto non è nel mio controllo. Fare del proprio meglio è già il massimo. E spesso ti dà delle grandi soddisfazioni. 7,5 per cento. 2000 persone. Grazie, grazie davvero.

