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La malattia dell’Unione Europea 7 Novembre 2007

Posted by marcodacri in Europa.
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Il primo articolo del mio blog riguarda l’Unione Europea. Mi definisco europeista convinto, non sognatore, ma convinto. Il progresso dell’integrazione europea non è qualcosa che avviene senza impegno e senza coraggio. Per questo non sopporto coloro che danno tutto per scontato, coloro che parlano di Europa come dato di fatto, come qualcosa caduto dall’alto e non influenzabile dalle loro azioni. Questo purtroppo accade anche tra i politici. Da un lato c’è chi ipotizza l’allargamento come prospettiva indolore e inevitabile, dall’altra chi vi si oppone in virtù di una presunta e insolvibile differenza culturale degli “alieni”. La divisione tra queste due posizioni diventa più evidente quando all’orizzonte si affacciano casi come la migrazione rumena e la discussione sull’ingresso della Turchia. Nel primo caso i fatti di cronaca sono stati commentati con il solo metro dell’opposizione all’allargamento o del metodo usato. Nessuno, tranne Tito Boeri, ricorda che la moratoria transitoria applicata da alcuni Paesi permette di limitare il solo diritto di residenza e non quello di circolazione. Ergo, la moratoria transitoria non impedisce i grandi flussi. Inoltre i campi Rom, come quello di Tor di Quinto, esistono da ben prima che le negoziazioni per l’ingresso di Romania e Bulgaria si avviassero. Ergo, non nell’allargamento ma nella mancanza della certezza della pena risiede la questione. Reati compiuti da cittadini rumeni non sono nuovi nel nostro Paese e ne ho memoria da prima del Capodanno 2007. Come ricorda il mio amico, Presidente del Consiglio di Grugliasco, Salvatore Fiandaca, le forze dell’ordine conoscono le sacche di delinquenza del nostro Paese e ne conoscono nomi e cognomi. L’applicazione di un sistema normativo ridondante, contraddittorio e poco chiaro, impedisce però azioni efficaci. Comprendo e condivido la giusta preoccupazione per una condizione di sicurezza garantita ma eviterei di mettere l’Unione Europea al centro del discorso. L’allargamento ad Est è stata una scommessa giocata tanto a destra che a sinistra per ancorare i Paesi ex-comunisti verso un maturo sistema democratico. Il rischio opposto sarebbe stato quello di vederli precipitare in derive “putiniane” o “balcaniche” senza alcuna possibilità di tornare indietro. L’esempio polacco con la recente crisi di governo dimostra che alcuni posizioni “devianti” sono più controllabili in un contesto come quello europeo. Io in quella scommessa credo e rigiocherei la posta. E per il nostro Paese? A parte la discussione sterile sul metodo dell’allargamento? Si è parlato di Europa solo in occasione della definizione dei seggi all’interno del Parlamento Europeo. Uno in più o uno in meno? Mihi minime fregat…direbbero i latini… Il tema è un altro. L’autorevolezza politica di un Paese in Europa non sta nel numero dei suoi parlamentari europei, sta nel coraggio di affrontare alcune scelte dolorose e necessarie. L’autorevolezza sta nel disegnare un qualche scenario di futuro. L’autorevolezza sta nel fare Politica. L’Europa è frenata dai veti e dal suo stesso successo che ha coinciso con frequanti allargamenti. E’ il momento di procedere in maniera più stretta con chi ci sta. Mettere insieme eserciti – per i costi -, mettere insieme la Politica Economica -per l’efficienza-, mettere insieme le Attività Produttive-per la competitività-, mettere insieme Università e Ricerca-per la meritocrazia-. Chi ci sta ci sta. Saremo in 4, 5. Va bene. L’Unione Europea procederà come spazio sociale, economico e produttivo comune. Allargandosi quanto vuole. Il gruppo ristretto potrà rischiare qualcosa in più, riaffermare la propria autorevolezza senza veti di sorta e magari dare un esempio da seguire. Proprio come fecero quei 6 primi ministri che in una notte del maggio 1950 decisero di lanciare la CECA.

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