Sono un cattolico liberale. Chi è costui? Figura ai limiti dell’ossimoro, persegue con ostinazione il suo credo nella sfera privata ma rifugge con decisione la possibilità che essa limiti le libertà individuali altrui. In Italia la corrente dei cattolici liberali sale alla ribalta in occasione dell’Unità d’Italia quando, vicina alle posizioni risorgimentali, sostiene l’annessione di Roma e la fine del potere temporale dei Papi e si oppone ai cattolici tradizionali. Fin dal 1832 la corrente è osteggiata dal Papato che con l’enciclica Mirari Vos di Gregorio XVI condannò tutti i princìpi, politici e religiosi, del liberalismo. Negli stessi anni la figura di Antonio Rosmini rappresenta la vivacità del pensiero cattolico liberale in Italia. A tal proposito Alberto Mingardi: “La cosa importante da ricordare è che non esistono incompatibilità. I due casi esemplari di Frédéric Bastiat e Antonio Rosmini, che sono giganti del pensiero liberale, dimostrano che una fede sincera e vissuta compiutamente si può accompagnare ad una grande coerenza e forza nel sostenere le idee di libertà.” Nel dopoguerra la DC di Don Sturzo e De Gasperi rappresentò pienamente il pensiero cattolico liberale. Il Concilio Vaticano II (1962-1963) ha spostato la Chiesa verso posizioni meno intransigenti. Con la dichiarazione Dignitatis Humanae la Chiesa cattolica accettò e fece proprio il principio della libertà religiosa, che per tradizione aveva osteggiato. Il Concilio provocò una ferita con i settori più tradizionalisti della Chiesa, di cui la scissione della Chiesa “Lefreviana” è celebre esempio. Ecco, io mi sento profondamente un cattolico liberale. Probabilmente non riesco a vivere compiutamente la mia fede ma sono credente per convinzione e tradizione familiare. In questi giorni soffro per le posizioni della Chiesa. L’appoggio di Piercamillo Ruini ad una campagna populista sulla legge 194 sollevata da Giuliano Ferrara e da Sandro Bondi -appoggiata persino dalla Binetti del nuovo PD- mi fa ripiombare in anni cupi in cui la Chiesa decise, per l’interesse della corrente in quel momento dominante, di appoggiare un ben preciso schieramento politico. Anche sull’eutanasia stessa posizione tranchant. Sull’omosessualità neanche a parlarne. Il cardinale Ruini unica voce di una Chiesa che per sua natura è plurale. Unica voce che si schiera con forza con gli affaristi della comunicazione. Questa Chiesa mi allontana. La propria convinzione su aborto e eutanasia non può spingere alla definizione di principi di legge che valgano per chi quell’etica non la condivide. O per chi, attraverso un percorso per forza doloroso, decide alla fine di non portare a termine una gravidanza. Rispetto quel dolore e rifuggo dallo Stato Etico. Il principio liberale è l’unico in grado di garantire la coesistenza di fedi e culture diverse, oggi più che mai. E deve restare patrimonio prezioso di ogni Paese occidentale. Compreso il nostro. E deve valere anche per i cattolici. Quanto mi mancano le parole ponderate del Cardinale Martini, grande torinese, la sua capacità di dialogare senza arroganza con il pensiero diverso dal suo, il dialogo con gli uomini di scienza e i giovani. Altro che l’adesione alle campagne del Foglio di Ferrara. Oggi capisco che la Chiesa ha le sue correnti. Ruini parla su tutti i giornali, Martini è in silenzio. Tutto chiaro, preferisco tacere.
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