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Viaggio a Maastricht, parte 3 - ultima 20 Aprile 2008

Posted by marcodacri in Economia.
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Ovvero il ritorno a casa. Ultimo giorno in Olanda. Giornata piovosa e dei saluti. Nulla di importante da raccontare, non si può trovare sempre una massima. Però l’aeroporto di Bruxelles mi regala un gradito riscontro ad alcune mie considerazioni. All’entrata e dentro l’aeroporto tre megacartelloni pubblicitari. Il primo è della Solvay, molto visibile. Hanno appeso al centro dell’aeroporto una sorta di mini-aliante. La pubblicità racconta delle ricerca per la realizzazione di un aereo a basse emissioni inquinanti. Il principio è quello di mettere dei pannelli solari sulle ali e garantire durante la fase di volo una autonomia pressoché illimitata. Dai dati presentati parrebbe una soluzione praticabile. Proseguo e vedo un altro cartellone, questa volta di Daikin, quella che fa i condizionatori. Vende un sistema gestito da un computer, che permette una maggiore efficienza energetica e una conseguente riduzione dei consumi del proprio appartamento. Lo slogan promette una riduzione del 57% delle emissioni di CO2. Vicino all’imbarco è esposta la Toyota. Questo caso è più celebre perché da noi è salito agli onori delle cronache grazie agli spettacoli di Beppe Grillo. La Toyota ha investito ormai da anni sul motore ibrido e ora, coperta da un vantaggio di posizione, prosegue le sue ricerche per motori sempre meno inquinanti. Infine, per concludere, lungo il corridoio di imbarco la Exxon Mobil dichiara il suo impegno per case ed energie con sempre minor impatto sull’ambiente. In questo caso mi pare proprio solo uno slogan. Ora le considerazioni. Va bene che siamo in Belgio dove c’è grande attenzione all’ambiente ma se queste aziende pagano tutti questi denari per pubblicizzare ricerche legate alla sostenibilità ambientale vorrà dire che sono in grado di ricavarne guadagno. Ne è conferma il caso della Toyota che negli ultimi anni è una delle multinazionali con più alti tassi di assunzione che sta affrontando la competizione internazionale con armi diverse dal mero abbattimento dei costi. Toyota Prius rappresenta non solo un mezzo di trasporto ma una risposta a richieste sempre più pressanti dei consumatori. Allo stesso tempo le compagnie aeree richiederanno sempre con maggiore insistenza velivoli in grado di consumare meno. Ed ecco la soluzione Solvay. Gli amministratori sono infatti ben coscienti di non potersi permettere una drastica riduzione dei passeggeri legata a dei prezzi, aumentati dal costo del carburante, che sempre meno persone potranno permettersi (me too…). Ed ecco che un’economia sana intraprende nuovi sentieri che assumono variabili prima inaspettate, come l’attenzione all’ambiente e l’efficienza energetica. In questo senso la crescita delle imprese che si collocano su questi sentieri smentisce in buona sostanza il mito della decrescita felice. Può esistere al contrario una crescita felice? Può esistere, magari attraverso nuovi o migliori metri di valutazione, una crescita in termini numerici legata ad uno sviluppo sostenibile –scusate la parola ormai inflazionata-. Può, in altri termini, prevedersi che il costo –alto- dell’investimento iniziale per la riduzione del conto energetico venga ammortizzato da profitti nel medio termine aiutati da un petrolio sempre più caro? Io credo proprio di sì e lo sto studiando. Questo smentirebbe una certa interpretazione, seppur proposta in buona fede, del principio della decrescita che vuole come romantico corollario l’aumento dell’autoproduzione faimiliare, come il caso dei detersivi o degli yogurt. In realtà la decrescita cosiddetta felice porterebbe ad un taglio delle spese sociali che lo Stato non sarebbe più in grado di mantenere. Si arriverebbe infine al paradosso della autoproduzione sanitaria, ad esempio. Ed allora? Allora è necessaria piuttosto l’alta specializzazione, come il buon vecchio Adamo Smith non smette di insegnare. Un buon ingegnere energetico è meglio che passi il proprio tempo su progetti di ricerca, contribuendo con i propri saperi, alla riduzione delle emissioni e alla crescita del nostro prodotto interno. E indirettamente sul miglioramento dei servizi sociali. Allora può esistere la crescita felice? Mah, speriamo nella Toyota e che un Mr. Toyota nasca anche in Italia. Dall’impresa di rendita all’impresa di innovazione…non male come slogan per l’Italia.

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