allegato a Viaggio a Maastricht - parte 2 17 Aprile 2008
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L’Italia in Europa…(?!?)…Borghezio e l’Europa…da vedere fino alla fine….
Viaggio a Maastricht- parte 1 17 Aprile 2008
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Quando il controllore mi sveglia sorride. Mi stupisce sempre la velocità con la quale la nostra mente è in grado di riattivarsi. Credo, a spanne, che sia una sorta di istinto di sopravvivenza. Ancora non ero in grado di ricordare dove fossi e la mia mano stava già nel taschino a cercare il biglietto. Mi ero addormentato leggendo Nova del Sole 24 Ore, vera miniera di idee da importare (copiare?)… Si parlava dell’alta velocità e dell’idea belga di affiancare alle nuove linee venti turbine eoliche in grado di alimentare la rete. E guarda caso sto viaggiando su un treno belga. La giornata delle coincidenze…
Sono figlio di ferroviere e guardare fuori dal finestrino mi dà pace. Mi fa tornare al momento in cui, bambino, viaggiavo con i miei genitori verso le vacanze, libero da ogni pensiero, come solo nel fanciullo di leopardiana memoria si può essere. Non mi è mai passata la voglia di osservare ogni metro di questo strano film in diretta. Visto che il controllore ha deciso che il mio riposo andava interrotto, mi dedico al film di Liegi. Sarà perché siamo esterofili, ma il territorio all’estero mi sembra meno aggredito. Ho avuto la stessa impressione anche viaggiando tra Parigi e Torino, vedo queste ampie campagne, questo verde vasto e costruzioni raramente incombenti. Esistono i quartieri dei grattacieli, dei centri della finanza, ma finiscono in se stessi. Si sceglie un luogo, il resto ne è esente. Adoro le abitazioni curate del centro Europa e mi sembra di non scorgere i palazzoni che ovunque sorgono nelle nostre città. Adoro l’ordine mitteleuropeo, la pulizia condivisa e dovuta all’impegno di tutti, mi sembra rispettoso. Penso invece ai palazzi di piazza 66 martiri a Grugliasco. 4 piani a violentare il centro di un paesino. Come sia possibile è da ricercare in una prassi architettonica anarchica che un po’ ci assomiglia…ce n’è da riempire tesi e tesi di laurea. Mi colpisce che la ferrovia venga accusata di essere violenta nei confronti dell’ambiente. Mi turba. L’esempio delle turbine in Belgio dimostra come il treno sia compatibile con fonti pulite…vorremo mica mettere i pannelli solari per far girare i TIR… E allora difendo il treno e linee veloci che permettano agli italiani di muoversi verso l’Europa in tempi accettabili e senza inquinare ai livelli di un aereo. Si dice che la velocità non è importante…credo che la storia del Sud Italia dimostri il contrario. Nessun investimento, oggi autostrade piene e tempi biblici. Spero che le generazioni che ci sostituiranno potranno spostarsi da Torino a Parigi in tempi accettabili, studiando alla Sorbona, guardando alla capitale francese come una delle città di un continente comune. “Lo sviluppo di una nazione dipende anche dalle sue ferrovie”. Camillo Benso Conte di Cavour. Frasi valide ancora oggi. Non credo che la tutela del paesaggio passi attraverso il blocco della costruzione di nuove linee ferroviarie. Ci scandalizziamo degli interventi statali per la collettività, protestiamo meno per gli orrori individuali senza interesse pubblico che devastano il Belpaese. Anche questo è lo specchio di una nazione di private virtù e pubblici vizi. Ma adesso basta. Ora sono in Belgio e mi godo un fiume azzurro e trasparente da farci il bagno che sta tra un immenso verde e un treno che corre.
The day after 17 Aprile 2008
Posted by marcodacri in Politica.add a comment
Ricomincio a scrivere su questo blog, diario della maturità, dopo una lunga pausa che da Pasqua ad oggi mi ha visto impegnato per una campagna elettorale i cui esiti non sono proprio quelli che avevo sperato. Stranamente lo faccio da un aeroporto, in partenza per Bruxelles. Stranamente perché l’aeroporto è Malpensa, argomento dell’ultimo post, e perché parto per l’estero, quasi a suggellare un pensiero che da lunedì mi batte in testa. Parto da questa cattedrale nel deserto, che qualcuno ha detto facile da raggiungere da Torino. Mah…volo alle ore 10. Check-in alle 8-8.30. Primo autobus da Torino alle 7 con arrivo a Malpensa alle 9. Allora treno delle 5 per Novara, autobus Novara Malpensa alle 630. Arrivo alle 730. Pronto al check-in. Peccato che Alitalia annuncia un’ora e un quarto di ritardo. Oltre alle mie tasse regalo ad Alitalia anche le ore del mio sonno. Decido che debbo guardare al lato positivo delle cose. Apro il portatile, cerco una rete per sbrigare il lavoro di ufficio arretrato. Niente Internet, se non a pagamento per 24 ore. Ne userei 2. Per principio rifiuto (e mi appunto la necessità di sperimentare a Grugliasco luoghi di navigazione Internet gratuita). Giro allora per i negozi di questo non luogo che vive in un silenzio irreale e che celebra il proprio commiato economico con rispettoso raccoglimento. Negozi vuoti e imbarchi spenti. Rari passeggeri e rarissimi annunci. Io e i miei compagni di attesa ci guardiamo intorno spaesati. Ricordo quando mi trovai con Diana a San Pietro alle 19 di una giornata invernale. Spogliata degli aspetti spirituali la sensazione è la stessa. Penso alle cattedrali nel deserto. Penso allo Stadio delle Alpi. Penso alla stazione di Roma Ostiense. Penso al mio collega in Comune, Sardano, che fa della Malpensa una battaglia per il Nord. Penso a chi costruisce per costruire. E comprendo chi non condivido, comprendo chi vede nella TAV uno spreco. Come non pensarlo dopo una tale sfilza esemplare di imprese fallimentari? La mia mente torna alla Politica. Dolce e amaro. Non nego la soddisfazione di vedere una certa coscienza crescere. Vedo Italia dei Valori con i suoi principi sempre più condivisi. Vedo ragazzi e ragazze per l’antimafia, la concorrenza, il merito, la trasparenza. Leggo messaggi e telefonate di amici e amiche, conoscenti ed ex-colleghi, compagni di classe e parenti. Mi scrivono di aver votato IDV per la mia presenza nella lista elettorale, nonostante la legge elettorale. Mi commuovono le loro parole e vorrei che tutti loro, persone per bene, prendessero in mano questa Italia e la rivoltassero da capo a fondo. Sento la responsabilità della loro fiducia. Non mi porterà a Roma ma mi dà la convinzione di essere su un sentiero faticoso ma corretto. A Grugliasco, dove sono Consigliere, IDV fa il 7,5 per cento, un record mai raggiunto. Sento che un po’ è merito del lavoro mio e di quel manipolo di idealisti che vuole cambiare la Politica dal basso, Franck, Gabri, Vale, Pino1, Pino2, Marinella. E dei miei genitori che vogliono così bene a me e a Tonino Di Pietro da considerarsi ormai una squadra unica con lui. Credo siano in pochi a leggere questo blog ma voglio ringraziare tutti per la fiducia, non avete idea che spinta che ci avete dato, grazie!!!
Dall’altra l’amaro. L’amaro più grande. La vittoria di Berlusconi, vittoria che rispetto ma che penso ritardi un cambiamento che non possiamo più attendere. Ne sono quasi certo. A meno che il neo Presidente, nella sua anzianità, venga colto da quell’istinto riformista che gli è mancato negli anni scorsi. A meno che non voglia rompere un sistema di monopoli e rendite di cui è stato finora garante. A meno che deciderà che l’Italia deve essere parte di un’Europa che innova e cresce. A meno che non capirà che il ricambio generazionale non è più rinviabile. A meno che la smetta con gli incentivi per i decoder Mediaset e si decida a premiare imprese giovani che reggono la competizione internazionale. A meno che non decida di lasciare al mercato le decisioni su Alitalia e su questo incredibile aeroporto. A meno che non decida che i costi della politica si abbattono snellendo lo Stato. Vedremo se da conservatore diverrà liberale. Chissà. Al momento resta il monito di Montanelli e Sylos-Labini. Avevamo bisogno degli anticorpi. Forse non bastano. E’ arrivata una recidiva coltivata ben bene con indulti e colpi di Mastella. Vedremo alla prova dei fatti.
Mentre penso al governo di fronte a me si sono seduti due ragazzi. Mi piace pensare che a loro le elezioni non interessino, mi piace pensare che con coraggio affrontino le sfide del lavoro e di una famiglia di cui sono responsabili. Penso a Diana e alle ore che ci siamo negati. Voglia di strappare il biglietto del ritorno. Di partire a cercar fortuna, novello emigrante. Finisco i miei pensieri in libertà. Tornerò domenica. Proverò a fare del mio meglio. Il resto non è nel mio controllo. Fare del proprio meglio è già il massimo. E spesso ti dà delle grandi soddisfazioni. 7,5 per cento. 2000 persone. Grazie, grazie davvero.
997.260 22 Marzo 2008
Posted by marcodacri in Economia.3 comments
ovvero gli euro di debiti che Alitalia produce ogni giorno sui conti pubblici italiani. In altre parole, mentre i più discutono sui possibili esiti della questione, dai nostri portafogli esce un flusso infinito di denari che serve solo a posticipare la decisione. Provo a ripercorrere la questione. Alitalia è una compagnia che è stata gonfiata, nei tempi del debito pubblico crescente, dalle assunzioni “politiche”. Nel momento in cui le naturali leggi della concorrenza dell’UE ci hanno impedito di proseguire con gli aiuti pubblici alle imprese, Alitalia si è trovata completamente fuori mercato. Da quel momento Alitalia ha iniziato a girare in rosso, in pratica quasi tutti i voli costano all’impresa per volare invece di essere fonti di guadagno. Ad aggravare la situazione vi è stato l’investimento nazionale sull’infrastruttura Malpensa, destinato a diventare hub (aeroporto internazionale per gli scali tra voli intercontinentali e voli regionali). Aperta Malpensa una legge dello stato impose alle compagnie aeree di spostare i voli da Linate al nuovo aeroporto. Peccato che Malpensa non sia raggiungibile in breve tempo, peccato che non vi siano infrastrutture di collegamento degne di tal nome. Contro tale provvedimento ricorsero quindi sia le compagnie, che contestavano l’assenza di collegamenti con la città di Milano, sia l’amministrazione di Milano –sindaco Albertini- che si vedeva coperta dalle proteste dei milanesi. Inoltre l’amministrazione Albertini vide nell’avere due aeroporti una possibilità di crescita economica. Il ricorso venne accettato e le compagnie più grandi tornarono a Linate, lasciando a Malpensa la sola Alitalia a cui ne viene “appioppato” il mantenimento. I voli intercontinentali Alitalia iniziarono a partire da Malpensa. Puntualmente deserti. Il perché è semplice. Le compagnie europee hanno hub nelle proprie capitali e non usano Malpensa. I viaggiatori del Centro Italia volano da Fiumicino. Gli italiani del nord, compresi i milanesi, trovavano e trovano più comodo volare da Caselle, Linate, Bologna, facendo scalo a Francoforte, Amsterdam o Parigi per poi proseguire sui voli intercontinentali. Alitalia perde in quel momento i voli che incassano di più. E il debito cresce. Il governo Prodi, osservando i dati pessimi che arrivano annualmente, decide di procedere alla vendita, per evitare il fallimento. Decide che in tempi di concorrenza internazionale, solo una compagnia più grande è in grado di competere. Quindi ben vengano acquirenti internazionali, in grado di sostenere il peso di una ristrutturazione industriale. Tommaso Padoa Schioppa, ministro anche del Tesoro, predispone un bando pubblico di vendita. Il bando va deserto, a parte le proposte dell’AirOne di Toto e dell’Airfrance. Badate bene, non arriva alcuna proposta di Berlusconi o dei suoi figli, quando vi erano tutte le possibilità di presentarle. Tra le due proposte vince Airfrance, anche per le tutele all’occupazione che è in grado di garantire. Si passa alla vendita ad Airfrance. E’ evidente, anche in base a quanto detto prima, che una delle prime richieste degli acquirenti è quello di non avere Malpensa come zavorra. Quindi decidono di ridurre da due a uno gli hub italiani, si punta su Fiumicino, anche perché l’80 per cento dei dipendenti Alitalia sono romani. Ed ecco la strana rivoluzione. Il sindaco Moratti, colei che ha sostituito Albertini, e il Presidente Formigoni protestano per mantenere in vita Malpensa e tra l’altro a busta paga dell’Alitalia. In pratica essi chiedono ad Alitalia, già profondamente indebitata, di mantenere una infrastruttura che tutte le altre compagnie rifutano e che i viaggiatori non utilizzano. Berlusconi, nel frattempo, si inventa una cordata che si era dimenticato quando i tempi per le proposte erano aperte. Berlusconi interviene a sostegno di una “fantomatica” italianità della compagnia, spronando imprenditori a lui vicini. Ma perché quegli imprenditori, che prima non si erano proposti, ora dovrebbero presentare un’offerta? Come non pensare a possibili giovamenti futuri? Magari quando Berlusconi potrebbe essere Presidente del Consiglio ed avere i mezzi per ricambiare il favore? Ecco un altro caso di conflitto di interessi. Berlusconi politico vende una compagnia pubblica, Berlusconi figlio privato compra la compagnia facendone affari personali. Perché il prezzo di acquisto proposto da Airfrance è basso se quello di Berlusconi jr. è congruo, quando la differenza è minima? Che dire? Airfrance si sta allontanando, comprendendo i rischi di investire in Italia, e nel frattempo ogni giorno Alitalia fa 997.260 euro di debiti pagati da tutti noi. Per quanto tempo ancora siamo disposti a pagare cifre come queste per mantenerci una fallimentare compagnia di bandiera.
La memoria 22 Marzo 2008
Posted by marcodacri in Le mie urla.1 comment so far
ovvero considerazioni prima del voto. Attraverso una illuminante inchiesta di Peter Gomez, pubblicata questa settimana dal settimanale “L’espresso”, mi è stato possibile in queste ore guardare alla natura del voto del prossimo aprile e a chi diventerà per certo onorevole della nostra sfiancata Repubblica. Le vacanze pasquali allo stesso tempo mi danno la necessaria pausa per scriverne. E visto che parlo di memoria, premetto che nello scorso weekend ho partecipato alla giornata della memoria voluta da Libera a ricordo delle vittime di mafia. Per chi come me ha una qualche diffidenza a vivere la passione politica come definizione partitica, il viaggio a Bari ha rappresentato un po’ quello che per i poeti è l’Arno, con la sua capacità di ricordare le origini dell’impegno e di rafforzare e chiarire il primo obiettivo di chi vuole partecipare alla vita pubblica, la lotta alle mafie. Impegno senza partiti, impegno dei cittadini, impegno dal basso. Le parole di Don Luigi Ciotti lo hanno espresso chiaramente. “Non parliamo di legalità, parliamo di cittadinanza consapevole”. Il primo termine presuppone la delega, il secondo l’impegno. Cambiare le cose è possibile attraverso una partecipazione diretta, attraverso un impegno costante nelle cose del nostro Paese. Non partiti, partecipazione ampia per un obiettivo chiaro e comune. Nello stesso periodo i partiti, ratificando con la prassi una delle pagine più buie del nostro Paese, il voto antidemocratico, consegnavano ai pubblici registri le liste di chi è stato nominato a sedere sugli scranni del nostro Parlamento. E torno a Gomez e a L’Espresso. Ho sempre creduto che il richiamo al valore della famiglia, slogan del Partito dell’ ”Io C’entro”, seppure incoerente nella pratica individuale dei suoi leaders, da Casini a Mele, volesse significare il sostegno alle coppie. Devo dire che le liste dell’UDC nel Meridione d’Italia, dove la mia storia familiare affonda le radici, si caratterizzano come sostegno a quella che suona più o meno come “’a famigghia”. Ecco qualche nome e storia dalle liste UDC e dall’articolo citato che vi consiglio di acquistare in edicola. Per iniziare il più celebre, nel ruolo di apripista, Salvatore Cuffaro, collegio Sicilia, 5 anni in primo grado per favoreggiamento. Poi Salvatore Cintola, ha militato in Sicilia Libera, movimento voluto nel 1993 dal boss Luchino Bagarella, ed è stato definito da Giovanni Brusca, il killer di Giovanni Falcone, un “amico personale”. Ancora Francesco Saverio Romano, indagato per concorso esterno, e Giusy Savarino, che secondo le intercettazioni del Tribunale di Palermo, ottenne la candidatura alla Regione per l’UDC grazie alla mediazione del Boss di Canicattì, Calogero Di Caro. E ancora, poi mi fermo per lasciarvi leggere l’articolo in santa pace, Nino Dino, indicato dal pentito Giuffrè come uno dei mediatori tra Provenzano e la politica regionale. E Berlusconi? Non è certo da meno. Un po’ di nomi a raffica. Pino Firrarello (sotto inchiesta per concorso esterno e condannato per turbativa d’asta), Antonio D’Alì (ex datore di lavoro del latitante Messina Denaro), Renato Schifani e Enrico La Loggia, soci della Siculabrokers dove figuravano Nino Mandalà, futuro boss di Sillabate e Benny d’Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al boss Michele Greco. Il PD? Coraggioso in Calabria, dove ha avviato una seria opera di rinnovamento, si è macchiata della candidatura del dalemiano Vladimiro Crisafulli - come chi è…leggete sull’Espresso…- e della tentata esclusione di Giuseppe Lumia, rientrata dopo l’avvicinamento di quest’ultimo ad Italia dei Valori. Sogno ancora un paese in cui l’antimafia, come l’antifascismo siano valori condivisi e apartitici. Ancora in queste elezioni non accadrà, ancora non saremo un paese normale. E sarà indispensabile essere coscienti di quanto significa una croce su un simbolo. Se penso che il 23 maggio verrà celebrata la solita commemorazione di Falcone dalle nostre Istituzioni e che allo stesso tempo persone quale quelle citate siederanno a Roma, mi viene da urlare e scappare. Meditate gente, meditate.
P.s. ma De Mita con chi è candidato?
La memoria - allegato 22 Marzo 2008
Posted by marcodacri in Le mie urla.add a comment
Questo video è da considerarsi allegato al post La memoria.
Telecom, Bernabé e il paradosso dell’Economia trimestrale 22 Marzo 2008
Posted by marcodacri in Economia.add a comment
Negli ultimi anni Beppe Grillo sui temi dell’economia sembra averci visto molto meglio di tanti commentatori e persino della stessa Consob, organismo preposto al controllo delle società quotate in borsa. Il caso Parmalat è stato in questo emblematico. Nella fase in cui i consulenti finanziari per tutelare banche, che avevano crescite del 50% l’anno, consigliavano ai piccoli risparmiatori obbligazioni spazzatura, Beppe Grillo era tra i pochi ad ammonire sui rischi di tali operazioni. Stesso discorso sul sistema bancario e sull’onorabilità di chi siede nel posto che fu di Cuccia e sull’ex governatore della Banca d’Italia. Anche in quel caso la sua è stata una voce isolata nel “classico” silenzio assordante. La pletora di censori dei suoi insulti e del suo discutibile gergo, mai una volta hanno sottolineato il valore di certe campagne tematiche che l’hanno accreditato come spirito assolutamente indipendente e hanno reso il suo blog tra i più visti al mondo. E ancora la battaglia sulla Telecom. A molti è sfuggito, ma le accuse del comico genovese verso i vertici di Telecom rappresentano l’insofferenza popolare per un’economia che premia i risultati finanziari più che quelli reali, o più tecnicamente, industriali. In una strategia che dismetteva rami di impresa altamente produttivi, che cedeva immobili, quindi patrimonio, a prezzi discutibili verso la Pirelli di proprietà dello stesso Amministratore Delegato, che invece di sviluppare nuovi servizi cercava con folle di venditori telefonici di “appioppare” ai propri clienti servizi spesso inutili. Su questo l’economia deve fare i conti. Le strategie di breve o brevissimo termine minano la stabilità delle imprese nel lungo periodo e la loro capacità di crescita. Guardare al risultato finanziario può risultare miope e il caso delle crisi finanziarie nel sudEst asiatico nel 1997 lo dimostra. Il paradosso Telecom ha risieduto in questo. Sotto questa luce mi ha colpito e preoccupato ancor di più la reazione della borsa al piano industriale di Bernabé, presentato agli azionisti nelle scorse settimane. Per la prima volta un AD ha affrontato una questione troppo spesso evasa, quella del piano a lungo termine. Bernabè ha sottolineato l’esigenza di ricollocazione dell’azienda nei settori ad alta crescita. Ha deciso che per affrontare le sfide nel settore delle telecomunicazioni, la nostra principale impresa del settore deve iniziare a guardare lontano. E così Bernabé ha proposto un serio piano industriale. Con qualche sacrificio a breve pagato da possibili guadagni nel medio termine. E invece la borsa come reagisce? Crollo dei titoli, doppia sospensione per eccessivo ribasso. E banche che non scommettono più sul principio di impresa ma cercano la soddisfazione trimestrale. Che dire? Forse, come al solito, Beppe Grillo dice in maniera eccessiva qualcosa che ha un fondo di realtà. E io che sono abituato a guardare cosa si dice più che come si dice, mi preoccupo per percorsi di investimento privato che guardano neanche a domani, ma ad oggi pomeriggio. Lode comunque a Bernabé ed al suo coraggio. Se riuscirà nel suo intento avrà dato una mano alla prassi degli operatori economici, in attesa che si affermi.
L’Italia già in piedi. Parte seconda. 22 Marzo 2008
Posted by marcodacri in Politica.add a comment
Delfino ha un nome divertente. Fa l’ortodonzista e crede profondamente nella sua missione. Vuole migliorare la qualità della vita dei suoi pazienti. Ha uno studio e alcuni dipendenti di cui cura stabilmente la formazione, finanziandola come investimento. Non risparmia sui dipendenti, ma scommette sulla crescita. Il suo è un esempio di impresa ad alta innovazione. Non è seduto, ogni giorno cerca di migliorare se stesso, il suo studio e le persone di cui professionalmente ha la responsabilità. E’ attento alle nuove tecnologie e per stare sul mercato in maniera competitiva è sempre tra i primi ad applicare gli ultimi ritrovati del mestiere. Cura il paziente tenendolo sempre aggiornato sui progressi della cura. E smentisce il luogo comune dell’evasione tra i dentisti. Delfino emette le fatture senza neanche chiedere. Sa che è un dovere e lo compie. Chiede una burocrazia più leggera e snella, che permetta di ridurre i costi della sua impresa, e chiede dei servizi efficienti e imparziali. Lo fa senza lamentarsi, senza fatalismo. Si sente parte dell’Italia che produce e dice la sua per migliorare le cose, così come fa nel suo studio ogni giorno. Delfino è l’Italia già in piedi, e l’Italia dovrebbe imitarlo.
La guerra di Charlie Wilson 25 Febbraio 2008
Posted by marcodacri in Libri e film.add a comment
ovvero quando Dio scende in guerra. Interessante, a volte davvero divertente e veloce da guardare, questo film, tratto da una storia vera, racconta con chiarezza la guerra in Afghanistan degli anni Ottanta, vista dalla parte degli americani. Rappresenta per certi aspetti anche un’autocritica rispetto all’azione statunitense e lo fa con il senno di poi. La storia narra del deputato Charlie Wilson (Tom Hanks), che interviene nella Commissione per la Difesa per aumentare i fondi segreti destinati alla guerriglia afghana, schiacciata dall’intervento sovietico. Charlie Wilson viene sostenuto e incoraggiato in questa “missione” dalla facoltosa e “ultracristiana” donna texana (Julia Roberts) che sogna la sconfitta definitiva del nemico russo. In questo quadro Wilson viene accompagnato da uno straordinario funzionario CIA di origine greca, Gust Avrakotos (Philip Seymour Hoffmann), vero maestro di vita per l’apprendista deputato. Emblematica lo scambio di battute tra i tre quando la miliardadria texana dice a Wilson che crede in Dio perché può usarlo dalla sua parte ogni volta che si parla di politica estera, convincendo in questo modo i decisori sulla bontà dell’intervento, anche militare. Allora il buon Avrakotos, che fino ad allora aveva suggerito a Wilson di evitare di implicare aspetti spirituali nella strategia internazionale, chiede al deputato: “Cosa faremo quando Dio sarà da entrambe le parti?” (…angosciante…). Il film è inoltre costellato da personaggi sui generis che rendono il film rapido e divertente. Lo consiglio, non fosse che per il cast…tre premi Oscar…mica da poco…! Marco.
Per chi voterebbero? 2. Biagi 23 Febbraio 2008
Posted by marcodacri in Per chi voterebbero?.add a comment
I consigli per il voto continuano.